Migliaia di ragioni

(English version below)

Okay ragazzi, come ho accennato sulla homepage del blog, ho deciso di provare a vivere producendo meno rifiuti possibili. Non ne so molto, ma questa presa di coscienza si è concretizzata piano piano negli anni. Devo dire che il prosciutto dagli occhi me l’ha tolto il blog Trash is for Tossers, in cui la ragazza, di cui ora non ricordo il nome, mostrava come era riuscita a ridurre drasticamente la sua produzione di rifiuti. Un’altra bella svegliata me l’ha data anche la visione di orsi polari magri stecchiti confinati in zone povere di cibo a causa dello scioglimento dei ghiacci, conseguenza del riscaldamento globale. Mi hanno fatto una tenerezza e pena incredibili. Poi che altro… ah sì, vedere un uccello marino ormai morto e decomposto, il cui ventre era pieno di rifiuti. Mi pare abbiano pure girato un documentario sugli uccelli che muoiono appunto per intossicazione da rifiuti. Anche vedere il carapace di una tartaruga marina cresciuto e deformato a causa di uno di quei portalattine in plastica, o l’estrazione di una cannuccia dalla narice di una tartaruga mi hanno intristito molto dalla comodità della mia cameretta. Se poi penso che esiste il sesto continente, quell’enorme isola di rifiuti creata dalle correnti dell’oceano Pacifico, mi vengono i brividi. Ah, ce l’abbiamo anche noi nel Mediterraneo, un po’ più piccola. Mi ha fatto molto pensare anche un evento successo durante una recente vacanza nel sud est asiatico. Eravamo quattro turisti in un traghetto per il restante pieno di persone del posto. Durante tutto il tragitto, circa sei ore, non saprei dirvi quanta roba ho visto buttare fuori dai finestroni dell’imbarcazione. Sacchetti di patatine, bottigliette di plastica, pacchetti di sigarette e filtri di sigarette, insieme a una quantità spropositata di sputi 😉 . Oltre all’assurdità della scena, ciò che mi ha colpito è stato il fatto che alcuni genitori incitavano i propri bambini a gettare i rifiuti all’esterno, proprio perché lo consideravano un gioco. E poi vabbè, dappertutto montagne di rifiuti bruciati a cielo aperto accanto alle loro casette rudimentali. È ovvio che vi sia una mancanza di educazione ambientale e per questo non posso giudicarli. Se questo atteggiamento potremmo aspettarcelo in un paese in via di sviluppo, non significa che in un paese “progredito” le cose vadano meglio. Durante il mio ultimo periodo all’estero, ho avuto la fortuna di conoscere e abitare in un posto magnifico. Il sistema funziona al meglio, la popolazione è accogliente e di buon cuore, grande importanza viene data al rispetto della natura e a una vita sana. Potrei fare un elenco infinito delle qualità di questo paese e fare fatica a trovare dei lati negativi. Senza stare troppo a dilungarmi, nell’isola in cui abitavo c’era un unico supermercato che ebbe la brillante idea di decidere che a partire da una certa data non avrebbe più fornito borse della spesa in plastica. All’inizio avrebbe messo a disposizione shopper a pagamento in materiali biodegradabili per poi smettere del tutto. La reazione di alcuni abitanti locali, nemmeno pochi per la verità, è stata di totale panico: “Come faremo senza le borse di plastica? Dove metteremo i nostri rifiuti? Guarda che noi le usiamo anche per riporre altre cose!”. Addirittura qualcuno ha pensato di comprare uno stock di centinaia di sportine per poi rivenderle agli abitanti dell’isola in modo che non rimanessero senza le amate buste. Infine, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il documentario Before the Flood: come fa gente di un certo livello intellettuale e con una certa cultura a negare che esista il riscaldamento globale? Ma scherziamo? Certamente non può essere che per puro interesse economico. Alla luce di tutto ciò, mi sono detta, è ora di fare qualcosa, e che cavolo!

Insomma, questi sono i motivi che mi hanno spinto a informarmi maggiormente sull’argomento e che mi hanno portato a conoscere diversi blog e siti internet di gente meravigliosa che già da tempo ha abbracciato questo stile di vita. Da lì, il passo è breve e ho sentito l’esigenza di iniziare a condurre una vita più ecosostenibile. Come ho già specificato, mi ci sto affacciando ora, quindi sono alle prime armi. L’importante però è avere la volontà di fare del proprio meglio. Il cambiamento non è semplice, si sa, per questo si deve fare un passo alla volta, altrimenti finiremmo sopraffatti dalla mole dell’impegno che ci siamo presi. Ovviamente esiste una miriade di accorgimenti per vivere in maniera più ecologica, in cui ne parlerò in un prossimo post. Non è necessario adottarli tutti ora e subito. Se ne sceglie uno (o due), come può essere l’utilizzo di borse per la spesa in tessuto e cercando di ricordarsi di portarla sempre con sé e di utilizzarla, piano piano, quella determinata pratica diverrà automatica. Solo allora si potrà passare alla mossa successiva. Per farmi capire meglio, di solito faccio questo paragone: è come imparare a guidare. All’inizio bisogna stare concentrati: si ingrana la prima, poi la seconda, quindi la terza. Poi si frena e dalla terza si scala alla seconda e quindi alla prima. Inizialmente si pensa a queste azioni, poi diventano automatiche. Lo stesso vale per qualsiasi cosa nuova che si apprende. Nel nostro caso farò l’esempio della raccolta differenziata. Dapprima stiamo lì a pensare che la carta va nel sacchetto blu, il vetro in quello verde, la plastica nel giallo. “E questo?” pensi mentre guardi un pezzo di carta da forno. “Ah, aspetta, questo credo vada nell’indifferenziata”. È un processo lungo e impegnativo ma, così come per l’auto, anche questo si automatizzerà. Se i bambini di oggi apprendessero che l’unico modo per smaltire i rifiuti è la raccolta differenziata, essi la considererebbero la normalità e non un peso perché sarebbe l’unico modo che conoscono. Potrei fare lo stesso discorso per le borse della spesa riutilizzabili. Ma credo ci siamo capiti, vero? Si capisce il mio discorso?

L’idea del blog mi è parsa buona perché mi dà una sorta di stabilità che cerco ogni volta che mi sposto da un paese a un altro. Mi consente inoltre di tenere traccia delle progressioni (speriamo ce ne siano) e soprattutto di concretizzare questo mio progetto. Mi ero resa conto che viaggiare spesso e per lunghi periodi mi impediva di dare vita a qualsiasi idea, perché ogni volta dovevo iniziare nuovamente tutto da capo. Mi informavo, leggevo, scaricavo documenti, tuttavia il mio interesse rimaneva puramente teorico e non prendeva mai forma. Con un blog, ho pensato, ho una piattaforma virtuale che posso portare con me dovunque io sia. Inoltre, da ciò che ho potuto constatare navigando in internet, ho notato che non esistono blog in italiano a riguardo, così ho pensato che sarebbe stato carino provare a tenere un “diario di bordo” relativo al contesto italiano poiché gli ostacoli che è necessario scavalcare sono differenti a seconda dei diversi paesi.

Infine, mi sono detta che fosse ora di iniziare a dare ascolto a ciò in cui credo e vivere assecondando i miei valori. Come disse il Mahatma Gandhi:

Sii il cambiamento che vorresti vedere avvenire nel mondo

Scusate per la lunghezza del post, ma dai, è il post di presentazione, dove vi spiego le mie ragioni. Ah, un’ultima cosa: non sono una scrittrice, tuttalpiù scribacchina. Abbiate pazienza! 😉
Grazie

ENGLISH

Okay guys, as I have already stated on the blog’s homepage, that I  have decided to live a zero waste life. I don’t know much about this way of life, but year after year I have became more and more aware of the need to lessen waste. I must say that the blog Trash is for Tossers eventually made me fully realize it. The blogger, whom I have forgotten the name of at the moment, was showing how drastically she had reduced her waste production. Another wake-up call came from seeing polar bears that were so skinny. They are starving because the ice is melting. Due to the effects of global warming, polar bears have been confined to areas where there is no more food. They looked so defenseless. What else? Oh yes, also seeing a dead seagull’s tummy full of trash, that was kind of an awakening experience. I think a documentary has even been shot about birds dying because their bellies were stuffed with trash. From the coziness of my room I felt very sad seeing a turtle’s shell that had grown and been deformed by a beer can plastic ring. I was also upset when I saw some good souls painfully extracting a plastic straw from a turtle’s nostril. And when I think about the fact that there is an island made of plastic, called the sixth continent, created by the Pacific Ocean currents, I shiver. It also exists in the Mediterranean sea, but on a smaller scale. On a more personal level, I was left speechless after an event occurred during a recent trip to Southeast Asia. We were four tourists on a ferry full of locals. During the six-hour trip, I can’t even tell you how much stuff was thrown out of the big windows of the vessel. Snack bags, plastic bottles, cigarette packets, cigarette butts, plus an indefinite number of spits 😉 . Apart from the absurd scene itself, what stroke me the most was the fact that some parents were inciting their kids to throw stuff out, because they considered it a game. On top of it all, let’s also consider the way they get rid of waste… they burn it directly next to their humble homes. It is clear that there is a lack of education, so I am in no position to judge. If such attitude can be expected in a developing country, things are no better in first world countries. During my last time abroad, I had the chance to know and live in a beautiful place. The system worked properly, the people were warm at heart and welcoming, great value is given to nature and a healthy life. I could write a long list of all the good deeds while I would have a hard time finding negative aspects. To make things short, there was only one supermarket on the island where I lived. One day, the management decided to do without the plastic bags starting from a certain date on. They would have provided bags made of a biodegradable material that you would have to pay for. Some local residents, quite a few of them, totally panicked. “How are we gonna do without our shopping bags? Where are we gonna put our trash? Do you know that we also use those bags for other purposes?”. Somebody even had the great idea to buy a stock of plastic bags that he would have resold to the population so that they could finally have their beloved shopping bags. Lastly, the straw that broke the camel’s back was the documentary Before the Flood: how on earth is it possible that people with a supposedly higher education and an elevated cultural background deny the fact that global warming exists? Are you f*** kidding me? The only possible explanation stands behind monetary reasons. Because of all of this, I told myself that something must be done, what the heck!?

Hence, these are the argumentations that led me in wanting to know more and to discover blogs and websites of great people who have already embraced this lifestyle. It didn’t take long for me to take action and start living a more sustainable life. As I have said before, I am new to this but the important thing is to have the good will to strive to do my best. Changing is not easy, we all know that, so we need to take one step at a time in order to avoid being overwhelmed by our commitment. There are a lot of zero waste tips, of course, and I will talk about it in future posts. You don’t have to implement all of them at once. You start by choosing one (or two), for instance adopting a reusable shopping bag. Trying to remember to always bring it with you and actually use it will become automatic and then you will be ready for the next step.
I like to make the following comparison to help you better understand: it is like learning to drive a car. At first, you are all concentrated on putting the car in gear: first, second, then third gear. After that, it is time to push the breaks and downshift: third gear, second and first. At the beginning you have to think about these actions, then you automatise the process. This happens for all new things that we learn. In our case, I will bring to your attention the example of the separate collection of rubbish. At first, we have to carefully think that the paper goes in the blue bin, the glass in the green one and plastic in the yellow one. “What about this?”, you think while looking at a piece of parchment paper. “Oh, I guess it goes in the non-recyclable bin”. It does take time and effort but, just as it happens with learning to drive, the process will eventually become automatic. If today’s kids learn that the only way to dispose of rubbish is by recycling it, they would consider this a normal practice, not a burden, because it would be the only way they know. I could start all over again with the example of reusable shopping bags, but I think you get my point. Don’t you?

I thought that starting a blog was a good idea because it gives me a sort of stability, something that I long for every time I hop from one country to another. It also allows me to keep track of my progression. I hope there is progression and that I actualize my project. I have realized that travelling for long periods of time was preventing me from giving form to any ideas I would have because I had to start all over again every time I moved. Although I would read, gather information and download documents, my interests would remain only theoretical. So, I thought that a blog would have been a virtual platform that I could always carry with me. Also, according to my internet researches, I noticed that there aren’t any blogs in Italian and I deemed that it would have been a nice idea to keep a journal pertaining to the Italian context, as each country has its own obstacles to overcome.

Lastly, I told myself that it was about time to start listening to my beliefs and live according to my values. As Mahatma Gandhi once said:

You must be the change you wish to see in the world

I apologize for the long post, but it is the introduction and a presentation of my reasons. One last thing: I am not a writer, maybe a pen-pusher, so please, be patient with me! 😉
Thank you

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