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Come fare il detergente per piatti

(English version down below)

Oggi ci cimenteremo in una pozione magica per lavare i piatti: il detergente naturale, super sgrassante, non inquinante, adatto sia per lavaggi a mano sia in lavastoviglie. La mia amica Claudia mi ha passato la ricetta e ve la ripropongo tale e quale. Non produrrà schiuma né sapone ai quali siamo abituati, ma la forza sgrassante è meglio dei prodotti che troviamo al supermercato. Ottimo per lavare le stoviglie quando si è in campeggio o in spazi aperti proprio perché amico dell’ambiente.

Ingredienti: 6 limoni interi, 400gr di sale grosso, 200gr di aceto bianco, 700 gr di acqua.

Procedimento: frullare i limoni con il sale finché non otterrete una poltiglia e travasarla in una pentola. Aggiungervi l’aceto e l’acqua e mettere sul fuoco. Fare bollire per quindici minuti mescolando di tanto in tanto. Quando si sarà raffreddata un po’, travasare in barattoli di vetro.

Dosi: 3 cucchiai per lavastoviglie (o di più in base allo sporco); q.b. per lavaggi a mano 🙂

HOW TO MAKE A DETERGENT TO CLEAN THE DISHES

Today I will give you a recipe to make a natural, eco-friendly dish detergent. It can be used in the dishwasher and for hand washing as well. Its super antigrease properties will make your dishes shine although it won’t produce any bubbles or soapy foam typical of supermarket products. This product is perfect if you go camping and need to wash your reusable dishes as it is 100% safe to be washed in streams and rivers given that it does not produce any pollutants.

Here is the recipe given to me by my friend Claudia. Ingredients: 6 whole lemons, 400gr cooking salt (a little bit more than 1.5 cups), 200gr of white vinegar (almost one cup), 700gr of water (almost three cups).

Procedure: blend the lemons and the salt together until you have a mushy thing (very professional terminology). Then place it in a pot and add the vinegar and water and let it cook until it boils. Let it boil for about fifteen minutes, stirring once in a while. Turn the stove off and let it cool a bit before pouring it in glass jars. For dishwasher: around three spoons or according to degree of dirt; for handwashing… according to you! 🙂

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Come fare il tessuto cerato

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(English version down below)
Una figata! Da un po’ di tempo ho scoperto il tessuto cerato come alternativa alla pellicola per coprire i cibi o per avvolgere panini o per riporre qualche prodotto che si può acquistare sfuso. Insomma, gli utilizzi che se ne possono fare sono infiniti e mi era venuta voglia di comprarla. La cera d’api è un ottimo antibatterico, quindi assolutamente adatto al contatto con gli alimenti (a differenza della pellicola che non può essere messa a contatto con cibi caldi poiché potrebbe rilasciare sostanze tossiche). È facile da pulire perché è sufficiente passare una spugna bagnata sul tessuto e quindi può essere utilizzata tantissime volte. Inoltre, è un’ottima attività da fare con i vostri bimbi, poiché si unisce il gioco all’istruzione.
La prima volta che la vidi ero in Nuova Zelanda, ed era prodotta con tessuti che una volta erano stati camicie, magliette, ecc. e la comprai come regalo per mia cugina. Certo è che la pagai un po’ caruccia così mi sono chiesta se fosse facile farsela da soli. E indovinate? Certo che lo è e l’unica spesa è la cera d’api. 


Occorrente: cera d’api, tessuto di varie dimensioni, carta da forno, ferro da stiro, asciugamano o spianatoia. Procedimento:

Tagliate del tessuto della dimensione che desiderate tenendo conto anche delle dimensioni dei vostri piatti, o teglie, o dei contenitori che più utilizzate. Io ho riutilizzato un vecchio copriasse da stiro.
Grattugiate la cera d’api, utilizzando una grattugia a fori medi, altrimenti non finite più con quella a fori piccoli. È il procedimento che richiede più tempo e un buon olio di gomito. Se chiedete una mano, la troverete in fondo al vostro braccio (a me capita sempre così 🙂 ).
Una volta terminato di grattugiare la cera, stendere sul tavolo un asciugamano o una spianatoia o, se ce l’avete, potete anche utilizzare l’asse da stiro.
Quindi collocarvi un foglio di carta da forno della grandezza del vostro tessuto tagliato, avendo cura di lasciare un paio di centimetri su ogni lato, in caso la cera sciolta dovesse trasbordare dal tessuto.
Mettere sopra il tessuto e cospargervi abbondantemente la cera “a mo’ di parmigiano”, avendo cura anche dei bordi. Mettere sopra al tessuto un altro foglio di carta da forno delle stesse dimensioni del precedente.
Con un ferro da stiro, stirare il tessuto. Vi accorgerete che la cera si scioglierà velocemente. Ripassare più volte in modo che la cera ricopra uniformemente tutto il tessuto. Se rimangono degli spazi vuoti, alzare il foglio di carta da forno e cospargere la cera in quel punto. Quindi ripassare con il ferro da stiro.
Una volta finito, staccare il tessuto dai fogli di carta da forno e appenderlo in modo che possa asciugarsi completamente (non ci vogliono più di un paio di minuti).

Et voilà, les jeux son faits! Ora avrete un praticissimo tessuto cerato che durerà in eterno. Se la cera dovesse piano piano andare via, sarà sufficiente ripetere il procedimento appena descritto.
NB: è possibile utilizzare la carta da forno più volte ma, secondo i miei esperimenti, dopo un paio di volte già la cera sciolta passerà attraverso, venendo a contatto con il ferro da stiro. Pertanto, per evitare di incerare anche gli indumenti che stirerete prossimamente, ho due consigli da darvi: 1. coprire di stagnola il ferro da stiro prima che si scaldi in modo che non possa venire in contatto con la cera; oppure 2. una volta terminato il lavoro, ripulire il ferro da stiro ancora caldo con un panno avendo cura di eliminare tutti i residui cerosi. Questo secondo metodo sembra aver funzionato dato che non ho sentito alcun urlo da parte di mia madre.
NB2: su internet ho scoperto anche un altro procedimento che non ho ancora testato, ma ve lo riporto ugualmente per completezza d’informazione o in caso non abbiate un ferro da stiro. Praticamente, dopo aver tagliato il vostro tessuto, mettete la carta da forno su una teglia, riponetevi il tessuto, cospargete la cera su di esso e infornate a una temperatura sufficiente da sciogliere la cera. Quindi estraete la teglia e con un pennello (che d’ora in avanti userete solo per questo scopo) terminate di cospargerla uniformemente sul tessuto.

HOW TO MAKE BEESWAX WRAPPING PAPER
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Dope! I’ve been known the beeswax wrapping paper for some time now as an alternative to cling/film paper or as a wrapping for sandwiches or loose items you buy. Beeswax is antibacterial so is super safe for food, as contrary to cling paper that cannot be wrapped around hot food as it might release chemicals. It’s easy to clean because a humid cloth over it will do the trick so you can use it infinite times. It’s also a fun and educational activity to do with your kids! Basically a win-win situation 🙂
The first time I saw it, I was in New Zealand and it was made with pieces of fabric coming from old shirts and I bought it as a gift. “Damn, it ain’t cheap” I thought, so I asked myself if I could make it myself. Guess what? The answer is yes and all I had to do was buying the beeswax only. Here is the procedure.


You will need: beeswax, reused fabric cut in different size pieces, parchment paper, an iron, a towel or a wooden board (or ironboard if you have it).

Directions: cut the fabric in pieces of the size according to the containters or plates you usually cover. My piece of fabric came from an old ironboardcover that I no longer used.
Grate the beeswax with a cheese grater with medium-size holes. If you use a small-size hole grater, it will take you way longer. This procedure already takes time and some good elbow grease!
Once you are done with the beeswax, put a towel/ a wooden board on the table or take your ironboard out.
Put the parchment paper on it. Remember to cut the parchment paper of the size of your biggest piece of fabric so that there is some spare room around the fabric edges in case the melted beeswax spreads out of it.
Place the fabric over the parchment paper and sprinkle the grated beeswax like you’d do with mozzarella cheese over a pizza pie.
Place a second piece of parchment paper (same size of the first one) over the fabric and iron well. The beeswax will start to melt and cover the whole fabric.
If you notice that some spots have been left out, just sprinkle some more beewswax on them and then iron over. Once you are done, gently pull out the waxed fabric and let it dry for a couple of minutes, the time needed for the wax to dry.


You now have a beeswax wrap that can be used multiple times. In case the wax wears down after some use, you will just need to repeat the process, but you will need much less wax. To clean the cloth, just use a damp sponge over it and it will be clean again.
Note: you can use the parchment paper many times but, according to my experiments, after a few times the wax will kinda pass through it. Therefore, if you don’t wanna iron wax over your clothes, I can give you two tips: 1. cover the iron with some aluminum foil when it is still cold so that only the foil will come in contact with the wax. 2. once you are done with the procedure and the iron is still hot/warm, quickly (otherwise you will get burnt) rub a cloth over the iron to take off any wax remainings. This second method works fine as I haven’t heard my mom screaming sofar!
Note 2: on the internet, I’ve also found another procedure in case you don’t have an iron. I haven’t tried it yet, but I will write the procedure anyway. So, once you have the grated beeswax, the precut fabric and one piece of parchment paper, put the latter on a baking tray, then the fabric and the beeswax sprinkled on top. Put the baking tray in the oven and heat it at a temperature warm enough to melt the wax (shouldn’t be that much). Once it has melted, take out the tray and with the help of a brush (once it touches the wax, forget other uses for it) spread evenly the wax over the fabric. Then, let it dry and voilà, You are done!

Come fare il deodorante naturale

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Come promesso, eccomi qui a scrivere un altro post a un solo giorno di differenza dal precedente. Che record!

Dato che utilizzare meno plastica significa anche autoprodurre alcuni cosmetici di base, oggi propongo una ricetta valida per fare il deodorante in casa. Non solo si eviteranno i contenitori di plastica, ma soprattutto si farà un favore al nostro organismo, poiché gli ingredienti utilizzati sono tutti naturali. I prodotti d’igiene personale e di bellezza che si trovano in commercio abbondano di sostanze chimiche dannose per il corpo (parabeni, glicole propilenico, siliconi, paraffina, SLS, SLES e PEG, ecc.). Inoltre, per un minore utilizzo di plastica, possiamo fare a meno di tanti prodotti di bellezza che le grandi aziende ci convincono ad acquistare con la promessa di eliminare rughe e cellulite! Ragazzi, arrendiamoci all’idea che il tonico, la maschera, la crema contorno occhi, quella della sera e della mattina, il siero antirughe, ecc. sono solo putt… cavolate che ci inculcano nella testa per fare vendere di più. In realtà non facciamo altro che spalmarci schimicate sulla pelle, avvelenandola. La mera realtà è che:

  1. la forza di gravità vince sempre (ci sarà un motivo per cui si chiama “forza”);

  2. una crema dagli ingredienti naturali e un olio leggero (come cocco o mandorla) che funge da idratante corpo e anche struccante sono più che sufficienti;

  3. se volete una bella pelle bevete più acqua, mangiate sano e fate esercizio fisico!

Detto questo, ci sono alternative naturali a ogni prodotto che si trova in commercio: dagli scrub, ai deodoranti, dagli shampoo alle maschere… Si tratta solo di informarsi e avere un po’ di voglia di pasticciare. Inoltre, farete un favore al vostro corpo eliminando tutto ciò che è sintetico. Dato che la pelle è un organo (il più esteso) del nostro corpo, perché avvelenarlo con prodotti che altrimenti non ci sogneremmo di mangiare? La regola è semplice: se posso mangiarlo, posso anche metterlo sul mio corpo, altrimenti, via nel bidone!

Dopo questa premessa lunga, ma doverosa, ecco la ricetta del deodorante:

2 parti di amido di mais o fecola di patate (potere assorbente)

1 parte di bicarbonato di sodio (potere antibatterico, disinfettante)

1 parte di olio di cocco

1 parte di burro di karité (se non avete il burro di karité, potete mettere 2 parti di olio di cocco)

olii essenziali a piacere (di solito non ne metto più di due e uno è sempre la lavanda che ha potere lenitivo)

Procedimento:

scaldare a bagnomaria l’olio di cocco e il burro di karité. Quando si saranno sciolti completamente, aggiungere l’amido di mais e il bicarbonato e mescolare per incorporare bene il tutto. Infine, una volta tolto dal fuoco, aggiungere gli olii essenziali e continuare a mescolare. Travasare in barattolini di vetro.

Nota:

data la composizione naturale, la durata di vita è minore rispetto a un deodorante tradizionale. Consiglio di farne in piccole quantità. Mediamente, un barattolino (tipo quelli da campione per marmellate o miele) dura un paio di mesi al massimo, a seconda dell’uso. Inoltre, in base alla stagione, il deodorante sarà più o meno liquido. Se desiderate un composto solido, sarà sufficiente riporlo in frigorifero durante l’estate.

Infine, questa ricetta funziona per me e finora tutti gli amici a cui l’ho regalato, ma il nostro corpo può reagire in maniera differente. Se non vi trovate bene con questa ricetta, scrivetemi e cercherò di darvi dei consigli su come perfezionarla a seconda delle vostre esigenze. Ricordatevi anche che il bicarbonato potrebbe irritare le ascelle appena rasate!

HOW TO MAKE A NATURAL DEODORANT

Hello! Here I am after only one day from the previous post!

Today I would like to give you a good recipe for making your own deodorant. Why making your own deo? Well, because not only we are reducing plastic consumption, but also because we are doing our body a favor given that the ingredients are all natural. Personal care products sold by the companies we find in supermarkets are full of poisonous chemicals for our body (parabens, propylene glycole, silicons, paraffin, SLS, SLES and PEGs, etc.). Also, in order to reduce plastic, we can really do without all those beauty products that cosmetics companies convince us we need in order to have a wrinkle-less, cellulite-free skin.

Guys, let’s be honest with ourselves, the face mask, the day and night cream, the eye contour cream, the serum, etc. are only bull… because we can nothing against gravity. We only keep rubbing chemicals on our skin. The real truth is:

  1. the force of gravity will always win (there must be a reason why we call it “force”);

  2. a natural ingredient cream for the face and a light oil (such as coconut or almond) good for hydrating the whole body or for removing the make up are more than enough;

  3. if you want a beautiful skin drink more water, eat healthy and do some sport!

That being said, if you are still into “but I do need that specific product for my skin”, there are always natural alternatives to it that you can make yourself at home. Just look up recipes on the internet, find the most suitable one for you and get ready to try it… it is fun as well! Our skin is an organ of our body, so why poisoning it with synthetic stuff? There is one simple rule: if I can eat it, I can also put it on my body, otherwise, just toss it away.

After this long, but needed, premise, here is my deodorant recipe:

2 tbsp of arrow root, or potato or corn starch (absorbent)

1 tbsp baking soda (antibacterial, disinfectant)

1 tbsp coconut oil

1 tbsp shea butter (if you don’t have shea butter, 2 tbsp of coconut oil are just fine)

essential oils (usually two kinds of essential oils are enough, one of which is lavender because of its lenitive properties)

Directions:

Heat the oil and the butter in a double boiler until they are fully melted. Add the powder ingredients and stir well. Remove from the stove and add the essential oils and keep stirring in order to incorporate all the ingredients. Pour into little glass jars.

Note:

because of its natural ingredients, the deodorant shelf life is limited compared to a commercial one. The duration of a small jar is usually about two months max, depending on the frequency you use it. If you make bigger quantities you can keep the jars in the fridge and this will help giving a more solid consistency to your deodorant.

Finally, this recipe works fine for me (and the people I gave it), but every person is unique and therefore you might need to adapt it. Write me if it is not working for you, and I will try to give you the right piece of advice. Remember, baking soda might be a little bit harsh, especially if you use the deodorant right after shaving yout armpits. Enjoy!

PLASTIC FREE JULY

(English version below)

Dopo un altro mezzo secolo di silenzio, eccomi di nuovo qui con qualche aggiornamento. Sono tornata in madrepatria e sono tornata carica di buoni intenti.

Da un po’ di mesi seguo assiduamente il blog di Lindsay, Treading my own path, questo sì che è un blog serio, e sono venuta a conoscenza di un’iniziativa chiamata Plastic Free July, nata nel 2011 da parte del Western Metropolitan Regional Council di Perth e sviluppata dall’associazione Earth Carers. In poche parole, come già si può capire dal nome, si tratta di evitare il più possibile l’acquisto di prodotti che contengono imballaggi in plastica. Mi è sembrata un’idea ottima, soprattutto un perfetto trampolino di lancio per cercare di sensibilizzare le persone sul tema della plastica e del suo uso spropositato. Così, dato che credo fermamente nel motto di Gandhi “sii il cambiamento che desideri vedere nel mondo”, ho deciso di prendere parte anche io e addirittura mi sono lanciata nell’organizzazione di un piccolo incontro informale per rendere partecipi i miei concittadini di questa bella iniziativa. Dato che non siamo in Australia e pertanto non abbiamo le stesse opportunità per affrontare realmente un luglio senza plastica, ho puntato soprattutto sull’importanza del riutilizzo, anche dei contenitori in plastica che già possediamo in casa, e ho presentato qualche alternativa più ecosostenibile alla plastica di cui facciamo uso tutti i giorni a partire dalle buste per la spesa riutilizzabili, o bottiglie d’acqua riutilizzabili. L’affluenza è stata tanta: mia mamma, le mie due zie, un’amica di famiglia, mia cugina con il ragazzo e cinque amici. Ma, come mi ha fatto notare qualcuno, l’importante è avere gettato i semi che poi piano piano cresceranno e daranno dei frutti. Speriamo. Intanto, nei prossimi post inizierò a dare qualche spunto per passare ad alternative senza plastica, così che anche voi (oh mio pubblico immaginario!) possiate prendere parte a un Luglio Senza Plastica, ricordandosi sempre che l’importante è fare del proprio meglio!

Detto questo, vi saluto e se avete qualche idea interessante a riguardo, fatemela sapere!!!

 

 

After months of complete inactivity again, here I am with some updates. I came back home (sigh!) and I am full of great ideas!

Since a few months, I’ve been following a blog, Treading my own path by Lindsay, that’s a real serious one, and I came across a clever initiative called Plastic Free July. The Western Metropolitan Regional Council in Perth had the idea in 2011, while the association Earth Carers developed it year after year. As the name itself already says it, this initiative would like people to try to live without plastic for one month. Basically that’s the start, with the hope that people begin to realize how much plastic we use everyday and therefore would like to live in a more conscious way all year round. I think it’s a great idea, so given that I strongly believe in Gandhi’s motto “be the change you would like to see in the world”, not only I decided to take part in it, but I also organized a small meeting in my hometown in order to inform my fellow peeps about this project. Given that we are not in Australia and therefore we do not have the same possibilities, I opted to stress the importance of reusing what we already have, be it also the plastic containers we have at home, and I gave some plastic free alternatives to our regular choices, starting from reusable shopping bags or water bottles.

I had a great audience: my mum, my two aunties, a family’s friend, my cousin with her boyfriend and five friends. Yeah, that’s it. Someone, though, kindly told me that the important thing is to plant the seed that will eventually grow and yeld fruits. I really hope so. In the meanwhile, I will write other posts about plastic free alternatives to products we use daily, so that you too (oh my imaginary public) can try a Plastic Free July, keeping in mind that the important thing is to do our best, be it only one small plastic free thing!

If you have any tips to share, I am here to listen! 🙂

PULIZIA DELLA SPIAGGIA!

(English version below)

Ciao a tutti!

Mi dispiace se non sono stata molto attiva ultimamente, ma nel mio nuovo capitolo di vita, internet non funziona sempre e, in caso funzionasse, sarebbe in modalità singhiozzo.

Oggi voglio parlarvi di un’attività davvero interessante organizzata da alcuni stranieri trasferitisi in pianta stabile nell’isola di Utila, Honduras. Utila è una piccola isola caraibica al largo dell’Honduras. La maggior parte dell’immondizia che viene gettata in fiumi o canali di scolo finisce nell’oceano, dove delle correnti particolari la spingono verso il mare aperto, finendo conseguentemente sulle spiagge di Utila. Poco a poco la spazzatura si accumula e una splendida spiaggia dei Caraibi finisce per diventare una discarica. Così, un po’ di tempo fa, una coppia di stranieri che vive sull’isola, Tiffiny e Michael, ha deciso di iniziare una pulizia settimanale delle spiagge, pagina facebook Utila Beach Cleanup. Alle 9 di mattina, i volontari s’incontrano in un determinato luogo da cui parte un furgone, o dei tuk-tuk :), diretto verso una delle spiagge che si trovano a settentrione dell’isola, con sacchi della spazzatura, acqua per tutti e una dolce ricompensa per il paio d’ore di duro lavoro donato: cocomero, ananas o banane!

Tiffiny mi ha spiegato che le prime volte di pulizia della spiaggia, la quantità di immondizia era tale da impedire di vedere la sabbia sottostante. Hanno impiegato sei settimane per finalmente notare una sorta di cambiamento. A volte, perfino dopo un’intera giornata di lavoro, con pausa pranzo, avrebbero potuto continuare all’infinito, tanta era la massa di rifiuti. In quelle spiagge già ripulite stanno ora portando avanti un programma di mantenimento, cioè monitorano e intervengono qualora l’entità di spazzatura è tale da essere considerata eccessiva. Per quanto riguarda la spiaggia di cui ci stiamo occupando da tre settimane a questa parte, stiamo attuando un programma di pulizia, il che significa che la spiaggia non è mai stata pulita e pertanto stiamo effettuando la prima raccolta. La tipologia di rifiuti che abbiamo raccolto consiste principalmente in innumerevoli pezzetti di polistirolo, plastica, tappi di bottiglia e un paradiso di ciabatte di ogni sorta. Nell’immagine sottostante si può notare come, di primo acchito, quei pezzettini bianchi possano assomigliare a corallo e conchiglie, ma guardando più attentamente ci si accorgerà che non è altro che polistirolo. Nella seconda immagine, Tiffiny sovrasta una montagna di ciabatte…

Nella prima e seconda immagine, un altro momento della pulizia della spiaggia e il tanto agognato cocomero di fine lavoro!!!

La terza immagine mostra parte dei sacchi d’immondizia raccolta in tre giorni, per un totale di sei ore di lavoro. I sacchi dovrebbero poi essere recuperati dall’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti, ma sono già tre settimane che marinano al sole e ancora non si è visto nessuno. Purtroppo, puoi spiegare migliaia di volte alla gente del posto che ciò che stai facendo è per il bene dell’isola e della comunità, e per tutta risposta vedrai erigersi un muro a dimostrazione che non vogliono accettare alcun cambiamento, poco importa se positivo. Pertanto, i sacchi rimangono momentaneamente lì. Sempre meglio di ciabatte e altri rifiuti sparsi per la spiaggia. Nonostante ciò, esiste una piccola ma agguerrita comunità di persone che ha a cuore il futuro dell’isola e non si arrende. Gli stessi Michael e Tiffiny hanno costruito una piccola stazione di riciclaggio di fronte al loro ristorante, dove è possibile riciclare plastica, carta e lattine di metallo. BICA, l’Associazione di Conservazione delle Bay Islands, si occupa invece di riciclare il vetro, tagliando le bottiglie e facendone bicchieri o posacenere. Un’altra signora espatriata a Utila, Sharon Taylor, ha dato vita al progetto Utila Organic Bodyworks, producendo prodotti di bellezza biologici realizzati con l’utilizzo di materie prime locali. I suoi prodotti sono bio e del tutto naturali, inoffensivi per il mare e la barriera corallina. A seguito dell’esempio di Utila Beach Cleanup, alcuni centri d’immersione dell’isola hanno deciso d’inserire tra le attività obbligatorie per diventare divemaster, una giornata di pulizia delle spiagge a cui ogni studente deve partecipare se desidera ottenere il certificato di divemaster. Quest’ultimo fatto è una grande prova di come dare l’esempio possa portare altre persone ad agire di conseguenza. E come sempre, sii il cambiamento che desideri vedere nel mondo!

BEACH CLEAN UP!

Hi guys, long time no see! My bad, but I got caught up in a brand new life where Internet doesn’t always work and if it does, most of the time is in hiccup mode. Anyway, today’s post is gonna be about an exciting activity that some expats here in the island of Utila, Honduras, have set up. Utila is a caribbean island off the coast of mainland Honduras. Most of the garbage that is thrown out in the environment, like rivers or ditches, gets pushed towards open sea by some specific currents. Eventually this trash gets washed on Utila’s beaches. Little by little, the trash builds up and a beautiful caribbean beach turns into a landfill. So some time ago, an expat couple, Tiffiny and Michael, have decided to start a weekly Utila Beach Cleanup. At 9 am, volunteers gather at a meeting point where a truck (or tuk-tuks 🙂 ) take them to one of the beaches situated on the North side of the island. They bring garbage bags, water for everybody and a final compensation for a 2-hour hard work: watermelon, pineapple or bananas!

Tiffiny was explaining me that the first beaches they started cleaning up were so full of trash that you couldn’t even see the sand beneath. It took them around six weeks of work to finally see some change in that beach. Sometimes they would even spend a whole day, with a lunch break, and still they could’ve gone on forever so much it was the amount of waste. So, now, for that beach, called Pumpkin Hill beach, they are doing a maintenance program, which means that they keep it monitored and intervene when the amount of trash that gets washed up is considered too much. At the beach we have been cleaning up for the past three weeks, we are carrying on a cleaning program, meaning that we are cleaning the beach for the first time. The kind of trash we collected was mainly infinite tiny pieces of styrofoam, plastic, bottle caps and a heaven of flip flops of all sorts. Here below you can see that what it looks like shells and coral at a first glance (Picture 1), is in reality pieces of styrofoam. In picture 2, you can see Tiffiny on a flip-flop mountain…

(Picture 3-4 below) Another moment of the beach clean up and the so much saught-after watermelon at the end of the day!!!

In the third picture above, you can see part of the garbage bags we have collected in three days, for a total of 6 hours. The bags are then supposedly collected by the waste company, but they have been staying there for three weeks already and no sign of the trash guys. No matter how much you try to explain local people that what you are doing is for the well being of the island and its inhabitants, more often than not you will find a wall in front of you that is not willing to accept positive changes. So for the moment, the bags stay there. Better there than randomly scattered trash on a beach. It is true, though, that there is a small but thriving community of people who are really caring about the future of the island and don’t despair. Tiffiny and Michael also have built a recycling station in front of their restaurant where you can throw paper, plastic, metal cans and regular trash in four different bins. BICA, the Bay Islands Conservation Association, takes care of recycling glass by cutting bottles to make glasses or ashtrays. There is another expat, Sharon Taylor, who opened a Utila Organic Bodyworks project and she now makes many kinds of natural products with local raw materials. Her products are all organic and therefore do not pollute the ocean. Inspired by the example of Utila Beach Cleanup, a couple of dive centers on the island require now that their divemasters in training do at least one day of beach cleanup as part of their program to become a divemaster. This is a great piece of evidence of how setting the example can lead to someone embracing it. And again, be the change you wish to see in the world!

An example of eco hostel: Casa Felipe

(versione Italiana a seguire)

Buenos dias desde Guatemala! Hi all, yesterday I arrived in San Pedro la Laguna to visit my friend Pamela who runs the hostel Casa Felipe and what a surprise seeing that her and her boyfriend Leo decided to run it ecologically! I thought that everything comes at the perfect time and guess what? Even San Pedro is starting to turn in an environmental village. Given that Pamela and Leo have just started running the business in September 2016, so far they have done an amazing job in turning it eco and if I think about it they have actually implemented very simple tricks that can turn any average household in a more environmental friendly one without having to actualize major changes to the structure itself.

In the kitchen where the guests can cook there are five labeled bins so that guests can easily understand how to divide their trash. In the first picture above you can see three recycling bins. Recycling in San Pedro involves plastic bottles, cans, and glass. Next to them there is a miscellaneous trash bin with a sign explaining what can go inside and under the kitchen sink there is the organic bin, where you can throw veggie and fruit scraps and the rest of your food, if any. In case you still didn’t understand how to divide your garbage, on the wall there is a guide on how to properly divide the trash to be thrown into the corret bin. To avoid using the electricity to light up the room during the day, a small round hole in the roof was perfect for fixing in a big soda bottle filled with water which eradiates the sunrays inside the place. On the back of each bathroom door they put a sign explaining how the hostel is trying to save water and how guests can help too. Especially, do not throw toilet paper in the wc! 🙂 In order to reuse water coming from the faucets of the bathroom, Leo developed a rudimental yet working filter system (2° pic) that cleans the water. By passing through a row of buckets filled with stones, all the soap and toothpaste remaing in the water get trapped among the stones and the water flows out clean. They then use it to water the little veggie garden where they grow basil, tomatoes, flowers, chilli peppers, rosemary, etc. Guests can help themselves (3° pic) and use them for their meal. They use recycled toilet paper, energy saving light bulbs and serve vegan or vegetarian dinners so to have a lower impact on Earth.

As I said, surprisingly San Pedro is a little town that keeps nature at heart. In the pictures below, you can see some of the signs you can spot around town. I have to say this shift has just started so you can still see trash around or the use of plastic, but little by little locals are starting to understand how important our Mother Earth is.

1° picture: Be the change you wish you to see in the world; If you want to live, let Nature live.

2° picture: We keep growing our culture; What have you done for Nature?; (on a basketball net) Care for the environment

3° picture: If you plan for one year, plant wheat; if you plan for ten years, plant trees; if you plan for a lifetime, educate children; Do not use plastic bags, straws or styrofoam; Classify your garbage; a shop that sells biodegradable disposable items.

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A big thumb up to Pame and Leo, you are doing a great job! Thanks for having me, I had an amazing time!

UN ESEMPIO DI OSTELLO ECOLOGICO:CASA FELIPE

Buenos dias desde Guatemala! Ciao a tutti! Ieri sono arrivata a San Pedro la Laguna dove abita la mia amica Pamela, manager dell’ostello Casa Felipe. Che sorpresa vedere che Pamela e il suo ragazzo stanno gestendo un ostello ecologico! Ho pensato che tutto arriva al momento giusto e inoltre perfino San Pedro stessa sta iniziando un percorso verso l’ecologia. Dal momento che i miei amici hanno iniziato la gestione solo a settembre 2016, l’incredibile lavoro che hanno fatto finora per rendere l’ostello più ecocompatibile è a dir poco impressionante: attraverso delle astuzie molto semplici che si possono applicare a qualsiasi abitazione, hanno convertito un normale ostello in una struttura ricettiva ecocompatibile che sprona e sensibilizza i proprio ospiti al rispetto e alla cura dell’ambiente.

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Nella cucina per gli ospiti sono stati posizionati cinque bidoni etichettati a seconda del materiale di rifiuto, in modo che gli ospiti possano facilmente sapere dove gettare la propria spazzatura. Nella prima immagine, si possono notare tre bidoni del riciclo. A San Pedro si riciclano bottiglie di plastica, lattine di metallo e vetro. Accanto ad essi (non presente nella foto), si trova un bidone dell’indifferenziata, anch’esso etichettato con la lista di materiali che è possibile gettare. Infine, sotto al lavello, vi è il quinto bidone dell’organico. Nel caso non fosse ancora chiaro come suddividere la propria spazzatura, sul muro è affisso un cartello (foto 1) riportante una guida sulla ripartizione dell’immondizia. Per risparmiare sull’uso di energia elettrica, durante il giorno, la cucina è inondata di luce grazie a un piccolo foro rotondo sul tetto della grandezza necessaria per fare passare al suo interno una bottiglia grande piena d’acqua che serve per irradiare i raggi del sole all’interno della stanza. Sul retro della porta di ogni bagno, è stato affisso un cartello (foto 1) che spiega come risparmiare acqua, bene prezioso, quando si va in bagno o si fa una doccia. Soprattutto, vietatissimo gettare la carta igienica nel water! 🙂

Per riutilizzare l’acqua dei rubinetti in uno dei bagni, Leo ha sviluppato un sistema di filtraggio (foto 2) rudimentale ma perfettamente funzionante che ripulisce l’acqua. Questa, passando attraverso una fila di secchi riempiti di pietre, viene purificata da resti di dentrificio e sapone che rimangono intrappolati tra le pietre. Quest’acqua, così ripulita, è utilizzata per innaffiare il loro piccolo orticello di piante aromatiche, fiori, pomodori, ecc. Gli ospiti possono usufruire delle piante dell’orto servendosene con moderazione (foto 3). Infine, la carta igienica è carta riciclata, le lampadine elettriche sono a ridotto consumo di energia e il pasto serale che servono, a mo di cena familiare, è vegetariano o vegano, in modo da ridurre l’impatto di CO2 sulla Terra.

Come menzionato all’inizio del post,  San Pedro la Laguna è un piccolo villaggio che ha a cuore la natura. Nelle immagini che seguono, è possibile notare alcuni graffiti che s’incontrano per strada. È  giusto fare notare che si tratta di un cambiamento appena iniziato e di conseguenza è ancora ampio l’uso di plastica o vedere immondizia gettata ovunque. Tuttavia, a poco a poco, la gente del posto sta iniziando a capire quanto sia importante la nostra Madre Terra.

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Foto 1: Sii il cambiamento che desideri vedere nel mondo; Se vuoi continuare a vivere, lascia vivere la Natura.

Foto 2: Continuiamo a coltivare la nostra cultura; Cosa hai fatto oggi in nome della Natura?; (visto su canestro di basket) Rispetta l’ambiente.

Foto 3: Se pianifichi per un anno, pianta grano; se pianifichi per dieci anni, pianta degli alberi; se pianifichi per una vita, educa i bambini; Non usare borse di plastica, cannucce o polistirolo; Classifica la tua immondizia; Un negozio che vende prodotti usa e getta biodegradabili.

Pame e Leo, state facendo un ottimo lavoro! Grazie per avermi accolto nella vostra casa, sono stata benissimo!

Cominciamo proprio bene!

(English version below)

Buongiorno regiz, come stiamo, tutto bene? Io una meraviglia!

Secondo articolo del blog… si parte! Da un po’ di tempo ho iniziato ad adottare i primi accorgimenti per una vita a rifiuti zero e pertanto mi sto già accorgendo che ci sono degli ostacoli che, ahimé, mi hanno causato frustrazione e senso d’impotenza. Ammetto che basta poco per buttarmi giù, ma cerco sempre di avere polso con me stessa e di tirarmi su le maniche perché non posso proprio permettermi di essere negativa. Allora, cosa è successo? Il mio percorso verso la sostenibilità è iniziato con l’utilizzo di borse della spesa riutilizzabili, una raccolta differenziata precisa, la produzione di alcuni cosmetici del tutto naturali e il rifiuto verso tutto ciò che è usa e getta. Finora, ho cercato di automatizzare queste pratiche in modo che diventassero delle normali azioni e non costituissero un peso per me. Con le borse della spesa notavo che la difficoltà consisteva nel ricordarsi di portarle con sé. Ho iniziato innanzitutto a tenerne una nella borsetta di tutti i giorni e poi a sforzarmi di ripiegarla e riporla immediatamente dentro non appena sistemata la spesa a casa (o qualsiasi altro oggetto acquistato dato che la borsa riutilizzabile non serve solo per la spesa). Con i cosmetici, non ho trovato grossi problemi se non il fatto che dovrei ampliare la produzione dato che al momento ho realizzato solo deodoranti e burri corpo. Per quanto riguarda l’usa e getta, sto cercando di limitare l’utilizzo al minimo per quando proprio non se ne può fare a meno. Ma è proprio con la raccolta differenziata che casca l’asino! Eh sì, perché mi sono resa conto che se abitassi da sola, sarebbe tutto più semplice e soprattutto si farebbe a modo mio! E invece no, per fortuna! Durante gli ultimi sei mesi ho vissuto con mia madre e prima ancora in situazioni di coinquilinaggio (passatemi il termine). Ogni tanto mi accorgo che la raccolta differenziata è fatta un po’ alla cazzo di cane e allora mi ritrovo a rovistare nell’immondizia per riporre i rifiuti nel bidone a cui appartengono, il tutto accompagnato da un brontolio di sottofondo della sottoscritta. Differenziata a parte, i conti non tornano nemmeno quando sono gli altri a fare la spesa, perché mi accorgo di acquisti inconsapevoli, come frutta e verdura fuori stagione o di prodotti che sono stati imballati con plastica o styrofoam. Inizialmente ho pensato che ciò rappresentasse un ostacolo al mio stile di vita, ma in un secondo momento ho riflettuto sul fatto che non posso imporre il mio pensiero agli altri perché non tutti sono fiscali come me nonostante possano avere a cuore l’ambiente. Allora mi metto il cuore in pace e rifletto sul fatto che l’importante è fare del proprio meglio senza giudicare ciò che fanno gli altri. Se proprio proprio, posso affrontare l’argomento con l’intento di sensibilizzare, ma rimangono giustamente liberi di fare come meglio credono.
Così, per rinfrancarmi un po’ lo spirito tra un enigma e l’altro (grande Settimana Enigmistica!) sono andata a spulciare tra i miei siti preferiti per vedere se ero l’unica a provare questo leggero senso d’impotenza e mi sono accorta che no, non sono la sola! Nella lista che segue, ho raccolto le testimonianze di vari blogger che espongono quali sono le difficoltà che hanno incontrato:

  • vivere con persone che non sono altrettanto consapevoli;
  • mangiare al ristorante o a casa di amici che utilizzano prodotti usa e getta perché nel primo caso spesso non si riesce a evitare; nel secondo risulteremmo irrispettosi e moralizzatori facendo notare che la scelta di piatti e posate di plastica e tovaglioli di carta non è ecosostenibile;
  • cambiare le nostre abitudini: i nostri nonni non avevano la convenienza di trovare tutto pronto impacchettato e inconsciamente vivevano in maniera più ecologica. Tornare ad avere abitudini più ecocompatibili richiede sforzo e tempo;
  • vivere in una società che promuove consumismo: la tentazione di acquistare nuovi oggetti è qualcosa che noi tutti abbiamo e imparare a zittire questa voce interna può essere a volte difficile;
  • l’impossibilità di produrre zero rifiuti. Al massimo, è possibile una riduzione drastica, ma non si arriverà mai a zero. Il concetto di rifiuti zero deve essere considerato come un’aspirazione e un obiettivo. Fattene una ragione;
  • la quantità di rifiuti prodotta dipende anche dal paese in cui si vive. Avere la possibilità di accedere a mercati di prodotti locali, esercizi che vendono prodotti sfusi e negozi dell’usato sicuramente facilitano questo stile di vita;
  • l’inizio è la parte più dura poiché bisogna dedicare tanto tempo alla causa.

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Infine, e questo lo aggiungo io, per me è difficile l’organizzazione che richiede una vita a impatto zero. Essendo disorganizzata già di mio, faccio fatica a pianificare i miei pasti in modo da non dovere acquistare qualcosa da preparare velocemente. Mi piace cucinare ma non quotidianamente o tutto il giorno. Questa società basata sul consumismo abbindola i consumatori facendo leva sulla praticità e velocità di preparazione dei prodotti. Basti pensare all’insalata: una busta di insalata già lavata e pulita non è forse più conveniente di un cespo da tagliare, mondare e lavare? Questo aspetto è un obiettivo su cui avrò molto da lavorare.

Ma non disperate, ci sono anche buoni consigli che i nostri amici blogger ci danno! Vediamo quali sono:

  • inizia immediatamente! Non appena dichiari a te stesso che vuoi avere uno stile di vita ecosostenibile, nella tua testa si attiverà un lato eco del cervello (confermo 🙂 );
  • prenditi il tuo tempo: non è una gara e nessuno compete contro nessuno;
  • scrivi nero su bianco un obiettivo che si desidera raggiungere e datti una data di scadenza; aiutati con dei post-it per ricordare un accorgimento che dimentichi spesso o metti delle sveglie sul cellulare; crea un elenco con due colonne: in una la situazione attuale e nell’altra le alternative ecologiche che potresti implementare;
  • se vivi con persone poco consapevoli, prova a insegnare tramite l’esempio e non cercare di “dare una lezione”. Dà informazioni solo se sono loro a chiedertelo (questo me lo devo ricordare) e quando saranno più a loro agio con l’idea saranno anche più aperti a provare;
  • se il proprio partner non ne vuole sapere, concentrati solo su te stesso e non lasciare che ti distragga dal tuo intento. Non lamentarti e non giudicarlo;
  • guardando la propria credenza, una volta che quel determinato prodotto è finito e devi ricomprarlo, inizia a sostituirlo con alternative più ecosostenibili (prodotti sfusi, imballaggi di materie prime riciclate o prodotti a km 0);
  • iscriviti a gruppi Facebook che possono aiutarti in uno shopping più consapevole o indirizzarti dove poter acquistare prodotti sfusi nella tua zona. I GAS (Gruppo di Acquisto Solidale) sono un’ottima soluzione;
  • gli oggetti più ecocompatibili sono quelli che già possediamo o che provengono da un negozio di seconda mano. Non c’è alcun bisogno di comperare un intero set di barattoli solo perché sono di vetro. I contenitori in plastica che hai in casa vanno benissimo!

Infine, esiste un’intera comunità di ambientalisti e persone consapevoli con tanta passione per il nostro pianeta da cui possiamo prendere esempio e ispirarci!
Spero che questi due elenchi vi abbiano dato un motivo in più per provare. Personalmente, mi hanno aiutato a fare chiarezza e anche rincuorato molto!
Hasta luego, ci vediamo al prossimo post. Grazie

What a start…

Morning guys, how are you? I’m great!

Second blog post… let’s start! I’ve been putting into use some zero waste tips lately and I am already facing some troubles that give me a wee bit of frustration and powerlessness. I must admit it doesn’t take long for me to feel overwhelmed, but I always try to toughen up as I can’t allow myself to be negative. So, what happened then? My journey towards a zero waste life started by adopting reusable bags, implementing a conscious recycling, making natural cosmetics and diminishing the use of single-use items. I tried to automatize these tips so that they would become a normal everyday practice. With reusable bags, I noticed that I had a hard time remembering to bring it with me. I therefore started to keep one in my handbag and then I would strive to not forget to put it right back inside once I put my groceries away, or whatever I would buy given that reusable bags are perfect for everything. Making my own cosmetics was actually fun, although I need to broaden my production as I am just making deodorant and body lotions for the moment. For single-use items, I try to do my best by using it only if strictly necessary. My booby trap is recycling because I realized tht if I lived by myself everything would be easier and especially it would be done my way only! But it ain’t like this, luckily! During the last six months I have been living with my mother, while previously I lived with some flatmates. Sometimes I notice that recycling is done improperly, so I find myself rummaging through the garbage to put everything back in its right recycling bin, while muttering between my teeth. If this wasn’t enough, even groceries shopping done by others is made without any logic, with purchases of fruit and veggies out of season or products packaged in plastic and styrofoam. At first, I thought that this would hinder my new lifestyle; then I realized that I can’t impose my world view on others as not everybody is as strict as I when it comes to environment, although they might care for it their way. So I’ve put my mind at rest, told myself that what’s important is to do my best without judging others. At the most, I can try to make people aware, but nonetheless they have the right to do whatever they like.

So, in an effort to cheer myself up, I went through some of my favorite websites to see if also expert zero wasters had had that same feeling of impotence. Guess what? I am not alone! In the following list I gathered the difficulties that some bloggers had to face:

  • living with people who aren’t as mindful as you; 

  • eating out at restaurants or at friends’ that use disposable items. In the first case it could be hard to avoid those objects; in the second case you don’t want to sound too judgy or disrespectful by telling them that they made pretty non-environmental choices;

  • changing our habits: our grandparents didn’t have the luxury of having everything prepared and ready to eat so they lived a sustainable life without even knowing it. Living a simpler life requires efforts and time;

  • living in a society that promotes consumerism: we are always tempted to buy new objects and quieting that inner voice that tells us that we do need that thing can be hard sometimes;

  • the impossibility of producing zero waste. At the most, it is possible to drastically reduce our trash. We should consider the zero waste concept as a goal;

  • the amount of waste we produce is also related to the country where we live. Having the opportunity to buy at local food markets, bulk stores and thrift shops surely help conducting such way of life;

  • the beginning is the hardest part because you have to spend a lot of time for the cause.


Lastly, I add another personal challenge which is the organization it requires such lifestyle. I am usually quite disorganized and if you don’t want to create any extra waste, planning your meals (especially for when you are not home) is essential. I like cooking but not everyday or all day long. As said before, our society is based on consumerism which lures people into buying because something is convenient, practical and quick. Just think about bagged salads: isn’t it more convenient instead of a head of lettuce that you have to tear into bite-size pieces, then wash and dry? This aspect is a goal I will have to work hard on.

There are also good news, don’t dispair! Let’s see what our friendly bloggers advice:

  • start right away! As soon as you state with youself that you want to lead a zero waste life, your brain will activate an eco side (I do confirm this 🙂 );

  • take your time, as it is not a competition against somebody;

  • write down a goal you want to reach and give yourself a deadline; note down something you always forget to do or set alarms in your phone to help with it; write a list with two columns: in the first one, note your actual situation and in the other one eco solutions you can adopt;

  • if you live with people who don’t see eye to eye with you, try teaching them with your own example rather than giving them a lesson. Give information only if they ask you to (damn it, I have to remember this) and when they will be more familiar with the topic they might even give it try;

  • if your partner can’t really be bothered with this lifestyle, concentrate on yourself only and don’t let them distract you from your objective. Do not complain about their behavior nor judge them;

  • if while looking at your pantry you realize that a certain item is about to finish, swap the packaged solution for a greener one such as the bulk alternative, recycled packaging or local products which usually have almost no wrapping;

  • join Facebook groups that can help you finding local stores that sell in bulk around your area;

  • the most environment friendly objects are the one you already own or that come from a second-hand store. There is no need to buy a whole set of glass jars if you already have plenty of plastic containers!

And last but not least, there is an entire community of people who love our environment and are passionate about our planet. Get inspiration from them!

I hope these two lists gave you one more reason to try going zero waste. Personally, it helped me seeing things clearer and it definitely reassured me a lot!

See ya later alligator. Thanks

Migliaia di ragioni

(English version below)

Okay ragazzi, come ho accennato sulla homepage del blog, ho deciso di provare a vivere producendo meno rifiuti possibili. Non ne so molto, ma questa presa di coscienza si è concretizzata piano piano negli anni. Devo dire che il prosciutto dagli occhi me l’ha tolto il blog Trash is for Tossers, in cui la ragazza, di cui ora non ricordo il nome, mostrava come era riuscita a ridurre drasticamente la sua produzione di rifiuti. Un’altra bella svegliata me l’ha data anche la visione di orsi polari magri stecchiti confinati in zone povere di cibo a causa dello scioglimento dei ghiacci, conseguenza del riscaldamento globale. Mi hanno fatto una tenerezza e pena incredibili. Poi che altro… ah sì, vedere un uccello marino ormai morto e decomposto, il cui ventre era pieno di rifiuti. Mi pare abbiano pure girato un documentario sugli uccelli che muoiono appunto per intossicazione da rifiuti. Anche vedere il carapace di una tartaruga marina cresciuto e deformato a causa di uno di quei portalattine in plastica, o l’estrazione di una cannuccia dalla narice di una tartaruga mi hanno intristito molto dalla comodità della mia cameretta. Se poi penso che esiste il sesto continente, quell’enorme isola di rifiuti creata dalle correnti dell’oceano Pacifico, mi vengono i brividi. Ah, ce l’abbiamo anche noi nel Mediterraneo, un po’ più piccola. Mi ha fatto molto pensare anche un evento successo durante una recente vacanza nel sud est asiatico. Eravamo quattro turisti in un traghetto per il restante pieno di persone del posto. Durante tutto il tragitto, circa sei ore, non saprei dirvi quanta roba ho visto buttare fuori dai finestroni dell’imbarcazione. Sacchetti di patatine, bottigliette di plastica, pacchetti di sigarette e filtri di sigarette, insieme a una quantità spropositata di sputi 😉 . Oltre all’assurdità della scena, ciò che mi ha colpito è stato il fatto che alcuni genitori incitavano i propri bambini a gettare i rifiuti all’esterno, proprio perché lo consideravano un gioco. E poi vabbè, dappertutto montagne di rifiuti bruciati a cielo aperto accanto alle loro casette rudimentali. È ovvio che vi sia una mancanza di educazione ambientale e per questo non posso giudicarli. Se questo atteggiamento potremmo aspettarcelo in un paese in via di sviluppo, non significa che in un paese “progredito” le cose vadano meglio. Durante il mio ultimo periodo all’estero, ho avuto la fortuna di conoscere e abitare in un posto magnifico. Il sistema funziona al meglio, la popolazione è accogliente e di buon cuore, grande importanza viene data al rispetto della natura e a una vita sana. Potrei fare un elenco infinito delle qualità di questo paese e fare fatica a trovare dei lati negativi. Senza stare troppo a dilungarmi, nell’isola in cui abitavo c’era un unico supermercato che ebbe la brillante idea di decidere che a partire da una certa data non avrebbe più fornito borse della spesa in plastica. All’inizio avrebbe messo a disposizione shopper a pagamento in materiali biodegradabili per poi smettere del tutto. La reazione di alcuni abitanti locali, nemmeno pochi per la verità, è stata di totale panico: “Come faremo senza le borse di plastica? Dove metteremo i nostri rifiuti? Guarda che noi le usiamo anche per riporre altre cose!”. Addirittura qualcuno ha pensato di comprare uno stock di centinaia di sportine per poi rivenderle agli abitanti dell’isola in modo che non rimanessero senza le amate buste. Infine, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il documentario Before the Flood: come fa gente di un certo livello intellettuale e con una certa cultura a negare che esista il riscaldamento globale? Ma scherziamo? Certamente non può essere che per puro interesse economico. Alla luce di tutto ciò, mi sono detta, è ora di fare qualcosa, e che cavolo!

Insomma, questi sono i motivi che mi hanno spinto a informarmi maggiormente sull’argomento e che mi hanno portato a conoscere diversi blog e siti internet di gente meravigliosa che già da tempo ha abbracciato questo stile di vita. Da lì, il passo è breve e ho sentito l’esigenza di iniziare a condurre una vita più ecosostenibile. Come ho già specificato, mi ci sto affacciando ora, quindi sono alle prime armi. L’importante però è avere la volontà di fare del proprio meglio. Il cambiamento non è semplice, si sa, per questo si deve fare un passo alla volta, altrimenti finiremmo sopraffatti dalla mole dell’impegno che ci siamo presi. Ovviamente esiste una miriade di accorgimenti per vivere in maniera più ecologica, in cui ne parlerò in un prossimo post. Non è necessario adottarli tutti ora e subito. Se ne sceglie uno (o due), come può essere l’utilizzo di borse per la spesa in tessuto e cercando di ricordarsi di portarla sempre con sé e di utilizzarla, piano piano, quella determinata pratica diverrà automatica. Solo allora si potrà passare alla mossa successiva. Per farmi capire meglio, di solito faccio questo paragone: è come imparare a guidare. All’inizio bisogna stare concentrati: si ingrana la prima, poi la seconda, quindi la terza. Poi si frena e dalla terza si scala alla seconda e quindi alla prima. Inizialmente si pensa a queste azioni, poi diventano automatiche. Lo stesso vale per qualsiasi cosa nuova che si apprende. Nel nostro caso farò l’esempio della raccolta differenziata. Dapprima stiamo lì a pensare che la carta va nel sacchetto blu, il vetro in quello verde, la plastica nel giallo. “E questo?” pensi mentre guardi un pezzo di carta da forno. “Ah, aspetta, questo credo vada nell’indifferenziata”. È un processo lungo e impegnativo ma, così come per l’auto, anche questo si automatizzerà. Se i bambini di oggi apprendessero che l’unico modo per smaltire i rifiuti è la raccolta differenziata, essi la considererebbero la normalità e non un peso perché sarebbe l’unico modo che conoscono. Potrei fare lo stesso discorso per le borse della spesa riutilizzabili. Ma credo ci siamo capiti, vero? Si capisce il mio discorso?

L’idea del blog mi è parsa buona perché mi dà una sorta di stabilità che cerco ogni volta che mi sposto da un paese a un altro. Mi consente inoltre di tenere traccia delle progressioni (speriamo ce ne siano) e soprattutto di concretizzare questo mio progetto. Mi ero resa conto che viaggiare spesso e per lunghi periodi mi impediva di dare vita a qualsiasi idea, perché ogni volta dovevo iniziare nuovamente tutto da capo. Mi informavo, leggevo, scaricavo documenti, tuttavia il mio interesse rimaneva puramente teorico e non prendeva mai forma. Con un blog, ho pensato, ho una piattaforma virtuale che posso portare con me dovunque io sia. Inoltre, da ciò che ho potuto constatare navigando in internet, ho notato che non esistono blog in italiano a riguardo, così ho pensato che sarebbe stato carino provare a tenere un “diario di bordo” relativo al contesto italiano poiché gli ostacoli che è necessario scavalcare sono differenti a seconda dei diversi paesi.

Infine, mi sono detta che fosse ora di iniziare a dare ascolto a ciò in cui credo e vivere assecondando i miei valori. Come disse il Mahatma Gandhi:

Sii il cambiamento che vorresti vedere avvenire nel mondo

Scusate per la lunghezza del post, ma dai, è il post di presentazione, dove vi spiego le mie ragioni. Ah, un’ultima cosa: non sono una scrittrice, tuttalpiù scribacchina. Abbiate pazienza! 😉
Grazie

ENGLISH

Okay guys, as I have already stated on the blog’s homepage, that I  have decided to live a zero waste life. I don’t know much about this way of life, but year after year I have became more and more aware of the need to lessen waste. I must say that the blog Trash is for Tossers eventually made me fully realize it. The blogger, whom I have forgotten the name of at the moment, was showing how drastically she had reduced her waste production. Another wake-up call came from seeing polar bears that were so skinny. They are starving because the ice is melting. Due to the effects of global warming, polar bears have been confined to areas where there is no more food. They looked so defenseless. What else? Oh yes, also seeing a dead seagull’s tummy full of trash, that was kind of an awakening experience. I think a documentary has even been shot about birds dying because their bellies were stuffed with trash. From the coziness of my room I felt very sad seeing a turtle’s shell that had grown and been deformed by a beer can plastic ring. I was also upset when I saw some good souls painfully extracting a plastic straw from a turtle’s nostril. And when I think about the fact that there is an island made of plastic, called the sixth continent, created by the Pacific Ocean currents, I shiver. It also exists in the Mediterranean sea, but on a smaller scale. On a more personal level, I was left speechless after an event occurred during a recent trip to Southeast Asia. We were four tourists on a ferry full of locals. During the six-hour trip, I can’t even tell you how much stuff was thrown out of the big windows of the vessel. Snack bags, plastic bottles, cigarette packets, cigarette butts, plus an indefinite number of spits 😉 . Apart from the absurd scene itself, what stroke me the most was the fact that some parents were inciting their kids to throw stuff out, because they considered it a game. On top of it all, let’s also consider the way they get rid of waste… they burn it directly next to their humble homes. It is clear that there is a lack of education, so I am in no position to judge. If such attitude can be expected in a developing country, things are no better in first world countries. During my last time abroad, I had the chance to know and live in a beautiful place. The system worked properly, the people were warm at heart and welcoming, great value is given to nature and a healthy life. I could write a long list of all the good deeds while I would have a hard time finding negative aspects. To make things short, there was only one supermarket on the island where I lived. One day, the management decided to do without the plastic bags starting from a certain date on. They would have provided bags made of a biodegradable material that you would have to pay for. Some local residents, quite a few of them, totally panicked. “How are we gonna do without our shopping bags? Where are we gonna put our trash? Do you know that we also use those bags for other purposes?”. Somebody even had the great idea to buy a stock of plastic bags that he would have resold to the population so that they could finally have their beloved shopping bags. Lastly, the straw that broke the camel’s back was the documentary Before the Flood: how on earth is it possible that people with a supposedly higher education and an elevated cultural background deny the fact that global warming exists? Are you f*** kidding me? The only possible explanation stands behind monetary reasons. Because of all of this, I told myself that something must be done, what the heck!?

Hence, these are the argumentations that led me in wanting to know more and to discover blogs and websites of great people who have already embraced this lifestyle. It didn’t take long for me to take action and start living a more sustainable life. As I have said before, I am new to this but the important thing is to have the good will to strive to do my best. Changing is not easy, we all know that, so we need to take one step at a time in order to avoid being overwhelmed by our commitment. There are a lot of zero waste tips, of course, and I will talk about it in future posts. You don’t have to implement all of them at once. You start by choosing one (or two), for instance adopting a reusable shopping bag. Trying to remember to always bring it with you and actually use it will become automatic and then you will be ready for the next step.
I like to make the following comparison to help you better understand: it is like learning to drive a car. At first, you are all concentrated on putting the car in gear: first, second, then third gear. After that, it is time to push the breaks and downshift: third gear, second and first. At the beginning you have to think about these actions, then you automatise the process. This happens for all new things that we learn. In our case, I will bring to your attention the example of the separate collection of rubbish. At first, we have to carefully think that the paper goes in the blue bin, the glass in the green one and plastic in the yellow one. “What about this?”, you think while looking at a piece of parchment paper. “Oh, I guess it goes in the non-recyclable bin”. It does take time and effort but, just as it happens with learning to drive, the process will eventually become automatic. If today’s kids learn that the only way to dispose of rubbish is by recycling it, they would consider this a normal practice, not a burden, because it would be the only way they know. I could start all over again with the example of reusable shopping bags, but I think you get my point. Don’t you?

I thought that starting a blog was a good idea because it gives me a sort of stability, something that I long for every time I hop from one country to another. It also allows me to keep track of my progression. I hope there is progression and that I actualize my project. I have realized that travelling for long periods of time was preventing me from giving form to any ideas I would have because I had to start all over again every time I moved. Although I would read, gather information and download documents, my interests would remain only theoretical. So, I thought that a blog would have been a virtual platform that I could always carry with me. Also, according to my internet researches, I noticed that there aren’t any blogs in Italian and I deemed that it would have been a nice idea to keep a journal pertaining to the Italian context, as each country has its own obstacles to overcome.

Lastly, I told myself that it was about time to start listening to my beliefs and live according to my values. As Mahatma Gandhi once said:

You must be the change you wish to see in the world

I apologize for the long post, but it is the introduction and a presentation of my reasons. One last thing: I am not a writer, maybe a pen-pusher, so please, be patient with me! 😉
Thank you